Dalla strada alla tela
Il processo di lavoro
Il mio lavoro nasce dalla strada, da ciò che di solito viene calpestato, attraversato e poi dimenticato.
Pneumatici recuperati dalle discariche, oggetti usurati dal tempo e dal movimento urbano diventano strumenti pittorici, veri e propri pennelli.
Queste ruote, un tempo destinate a muoversi attraverso la città, vengono private della loro funzione originaria e riattivate attraverso il colore. Immerse in colori e pigmenti, rotolano sulla tela, lasciando tracce di pneumatici: segni autentici, fisici, irripetibili.
La tecnica si basa sul riuso e sulla trasformazione dei gesti quotidiani . L'impronta dello pneumatico, che normalmente verrebbe cancellata dal passaggio delle persone, dal tempo o dalle intemperie, viene invece fissata sulla tela. Ciò che è effimero diventa permanente.
La strada si trasforma in linguaggio pittorico.
Il movimento della ruota sulla superficie non può mai essere completamente controllato: è un gesto istintivo che conserva l'energia del suo utilizzo originale. Ogni passaggio genera una composizione unica, dove il caso interagisce con l'intenzione artistica. Il risultato è una mappa di tracce, una memoria visiva del movimento, del tempo e dell'esperienza urbana.
Questo processo rende visibili il passaggio, l'usura e la stratificazione. La pittura non rappresenta la strada: la assorbe .
Tracce nel tempo
Questo approccio è radicato nella mia ricerca artistica, presentata anche nella mostra personale Traces in Time (19-31 maggio 2018, Galleria Gadarte, Firenze).
In questo contesto, l'uso di ruote e oggetti circolari ha segnato un momento fondamentale nella mia pratica, dando forma a opere che ricordano superfici stradali irregolari e texture modellate dal passaggio umano.
“Queste tracce esprimono un gesto spontaneo che si libera dalla routine e diventa opera d’arte, interrompendo il ciclo della vita quotidiana nel tentativo di perseguire l’effimera eternità del tempo.”
Claudia Becchimanzi, comunicato stampa Tracce nel tempo , 2018